Nuovi provvedimenti
Ultimamente si sente spesso parlare dei cosiddetti “furbetti del cartellino”. Come combattere questa piaga? Una novità che sta facendo discutere è la timbratrice a impronte digitali nelle pubbliche amministrazioni. Il caso arriva da Santa Margherita Ligure, in provincia di Genova, dove il Comune ha deciso di installare dei lettori di impronte digitali per stanare i lavoratori disonesti.

Come funziona? E’ legale?
Con questo sistema, il dipendente timbra avvicinando il badge al rilevatore e appoggiando il polpastrello sul lettore biometrico dattiloscopico. La corrispondenza fra impronta letta e impronta contenuta nel badge abiliterà la timbratura. Tuttavia spetta al Garante della Privacy stabilire se questo sistema di controllo è legale oppure no.

L’Autorità, infatti, si è già espressa su un caso analogo, rilevando l’illiceità dell’utilizzo dei dati biometrici del personale dipendente e, di fatto, vietando l’ulteriore trattamento dei dati per verificare le presenze/assenze del personale (ai sensi degli articoli 154, comma 1, lett. d), 144 e 143, comma 1, lett. c), del Codice della Privacy).

La falsa timbratura del cartellino, lo ricordiamo, rientra tra i casi in cui il datore può procedere al licenziamento per giusta causa, previa raccolta di elementi a riprova dell’inadempienza. A tale scopo, anche il supporto investigativo può essere risolutivo, come più volte ribadito dalla Cassazione in almeno una ventina di casi negli ultimi cinque anni.

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