Codice rosso per la violenza sulle donne. L’investigatore privato ancora più rilevante

La scorsa settimana abbiamo affrontato un argomento davvero importante per il settore delle investigazioni che consente di tutelare le vittime di stalking garantendo la raccolta di prove certe per l’individuazione del reato e del persecutore. Oggi, a distanza di pochi giorni, come avrete già letto sui giornali di tutta Italia, è stato approvato dal Governo uno strumento che consentirà di agire con urgenza ed efficacia nella tutela personale delle donne vittime di violenza e di stalking.

Si tratta del cosiddetto “Codice Rosso”

Il disegno di legge approvato in Consiglio dei Ministri e scritto dallo stesso Guardasigilli, Alfonso Bonafede, in collaborazione con la ministra della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno ideatrice, insieme a Michelle Hunziker, della fondazione “Doppia Difesa”.

Il ddl Codice Rosso, recante “Modifiche al Codice di procedura penale: disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”,

prevede innanzitutto una “corsia preferenziale” per aiutare le donne vittime di violenza e azzerare i tempi di reazione della giustizia in alcuni casi specifici come

  • violenza sessuale,
  • maltrattamenti,
  • atti persecutori (ovvero stalking),
  • lesioni aggravate commesse in ambiente domestico o nell’ambito di una relazione di convivenza.

In questi casi la polizia giudiziaria non avrà più discrezionalità e dovrà informare il Magistrato immediatamente. Quest’ultimo dovrà avere un contatto con la vittima entro tre giorni dalla denuncia per acquisire tutte le informazioni.

Con questo nuovo strumento di difesa delle donne il Governo si impegna, come si legge nel testo del ddl a: “Promuovere strumenti e procedure di valutazione del rischio di letalità della vittima, gravità, reiterazione e recidiva del reato, partendo dalla esistenza di protocolli di valutazione del rischio sviluppati nell’ambito degli studi e delle ricerche sulla violenza di genere e ai protocolli investigativi in via di diffusione presso le Forze dell’ordine con specifico riferimento a questa materia (es. protocollo EVA)”.

Oggi sono più di 130 gli omicidi contro le donne commessi ogni anno. E purtroppo, molti (anzi troppi) di questi si consumano nei contesti familiari, per mano di un marito o un partner, un ex o altro familiare. Il punto è che spesso potrebbe essere evitati con una più attenta valutazione del caso specifico e con maggior controllo. Alla necessità di agire velocemente, si aggiunge quella di trovare le prove con urgenza, così da concludere il prima possibile la procedura di tutela della donna e condanna del persecutore.

Il progetto di formare specificatamente il personale della polizia giudiziaria su questo tipo di azioni di emergenza, già proposto dal Ministro Bonafede, rende ancora più rilevante la necessità, spesso sia della vittima che delle autorità, di rivolgersi ad una agenzia investigativa privata per la ricerca di prove certe e per l’individuazione dell’aggressore.

In caso di sospetto fondato, infatti, l’investigatore ha anche la possibilità di installare microcamere e registratore per documentare la violenza domestica e raccogliere il materiale probatorio per arrivare prima e meglio al giudizio definitivo delle autorità competenti.

Da qualche anno, Phersei ha istituito l’Osservatorio sulla violenza che, tra le varie tipologie di violenze che studia, si occupa appunto anche di violenza sulle donne. Si tratta di un organismo che, grazie alla professionalità di esperti di diversa provenienza e specializzazione, effettua analisi e ricerche su comportamenti violenti di vario genere, in modo da contrastare efficacemente tali fenomeni con un approccio scientifico. Questa nuova realtà, che ad oggi non ha eguali nel panorama nazionale, studia e circoscrive con attenzione tutti i fatti che, a vario titolo, hanno a che fare con la violenza quotidiana, analizzando non solo i soggetti protagonisti dei casi (autore e vittima) ma anche i contesti socio-culturali in cui tali comportamenti si manifestano.