Oggi un ospite speciale in casa Phersei. Ad un anno dall’entrata in vigore dell’ormai noto GDPR, facciamo alcune domande al presidente di Federpol, Luciano Tommaso Ponzi, eletto lo scorso ottobre in seno all’Associazione degli Investigatori italiani

  • E’ passato quasi un anno dall’entrata in vigore del GDPR. A che punto siamo in Italia? Le aziende come stanno rispondendo? 

“In Italia siamo in ritardo” – ci spiega il presidente. 

“Come spesso accade nel nostro Paese – continua – pur avendo già una normativa Privacy consolidata dal 1996 e successivamente modificata nel 2003, un Garante Europeo italiano, un Regolamento Europeo stilato tenendo in considerazione anche la normativa italiana precedente ed integrandola attualmente con quella appena varata, vedasi D.L. 101/2018 e codici deontologici pubblicati in G.U., siamo riusciti ad arrivare in ritardo”.

Le aziende strutturate però stanno rispondendo adeguatamente

Quelle medio piccole sono invece spesso ancora poco informate e poco conformi al GDPR, questo vale anche nel nostro settore dove pochi conoscono la GDPR Compliance“. 

  • Quali sono gli adempimenti allora per gli investigatori privati?

“Identici a quelli di altre aziende, considerato però che gli investigatori privati hanno un condice deontologico approvato e pubblicato in G.U. il 15.01.2019, anche l’I.P. deve essere conforme al GDPR dotarsi di tutti quegli strumenti che consentano la protezione dei dati personali trattati, che siano per il tempo strettamente necessario allo svolgimento degli incarichi o che debbano perdurare sui sistemi elettronici e/o cartacei, essi stessi devono a maggior ragione essere in linea col GDPR.

Le misure di sicurezza e le informative sono simili a quelle di qualsiasi azienda, tenuto conto del codice deontologico e delle esimente varate negli anni per il nostro settore”.

  • E quali oggi gli strumenti più richiesti per tutelare la privacy?

“Privacy, può avere infiniti significati, i servizi possono riguardare la protezione delle conversazioni, delle telefonate, la tutela del know how aziendale, la protezione di marchi e brevetti, una appropriata policy aziendale, una contrattualistica di lavoro e non conforme al GDPR, ma che tutelino le aziende da “spioni” non autorizzati, la riservatezza e difesa del patrimonio aziendale sotto qualsiasi forma è una tutela della privacy a sua volta”.

  • Federpol sta facendo un grande lavoro per la formazione professionale e accademica del settore attivando diverse collaborazioni con le Università italiane. Che prospettive ci sono per il futuro della professione?

“Federpol, per il mio tramite, ha siglato un accordo storico il 20 dicembre scorso presso la Casa dell’Aviatore a Roma

Ogni corso di formazione, dal 23 novembre scorso per i tre anni successivi, avrà una certificazione universitaria, questo grazie al protocollo siglato con OSDIFE Osservatorio sulla Sicurezza e sulla Difesa che garantirà appunto a FEDERPOL ed agli iscritti ai corsi di formazione professionale l’attestazione universitaria così come stabilito dal D.M. 269/2010, una certificazione quindi conforme.

Il futuro sarà sicuramente positivo

Con gli strumenti adeguati a dare finalmente dignità ad una professione largamente limitata e spesso dimenticata, con nuovi investigatori, sempre più professionali e professionisti, formati adeguatamente sotto il profilo teorico, ma soprattutto pratico, l’investigatore prìvato deve sempre più essere il protagonista (positivo) delle risoluzioni e controversie, deve essere il tramite che porta le evidenze necessarie a una risposta alla ricerca della verità ed alla successiva risoluzione in via stragiudiziale (possibilmente) e/o giudiziale”. 

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