Oggi l’OSINT – acronimo di Open Source INTelligence – rappresenta uno dei processi di analisi e ricerca di informazioni più utilizzati.

Il suo scopo è dare risposta a una specifica richiesta attraverso la raccolta di informazioni individuate fra i dati liberamente accessibili, in qualunque formato e da qualunque fonte provengano, come siti web, social network, interviste, video e tutto quanto sia disponibile al pubblico.

«L’OSINT consente di avere delle informazioni da fonti aperte, ovvero tutto quel genere di fonti che sono disponibili a tutti, ma che non tutti sanno utilizzare – spiega Riccardo Meggiato, uno dei massimi esperti in digital forensics e autore di diversi libri su sicurezza e investigazioni informatiche – Si tratta di fonti consultabili liberamente, senza il bisogno di autorizzazioni».

Tuttavia l’OSINT non è adoperabile da tutti, in quanto necessita di una corretta interpretazione dei dati raccolti, al fine di estrarre le informazioni pertinenti in funzione dell’interessato e delle finalità. E qui entra in gioco il ruolo dell’agenzia investigativa.

«In parole povere, parliamo di ricerche fatte in internet attraverso strumenti che non sono alla portata di tutti, non perché costosi o difficili da utilizzare, ma perché richiedono delle tecniche un po’ più evolute, non a disposizione del comune utente. Per esempio, anche per Google esistono delle parole chiave e comandi speciali che consentono di affinare la ricerca. In definitiva, l’OSINT richiede la capacità di combinare insieme più open sources ed è uno strumento essenziale nel lavoro investigativo: in primis perché non richiede permessi; in secundis, i risultati che ne derivano sono prove forensi inconfutabili e, infine, parliamo di uno strumento assolutamente legale. L’OSINT però da solo non basta – conclude Meggiato – perché occorre quasi sempre legarlo a delle rilevazioni investigative, in quanto permette sì di confermare dei sospetti, ma per produrre quei sospetti occorrono tecniche investigative e digital forensics».

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