La Pubblica Amministrazione può avvalersi delle agenzie investigative per stanare un dipendente infedele? La risposta è sì. A stabilirlo è la sentenza della II Sezione Centrale d’Appello della Corte dei Conti (n. 36954 /2016), che legittima il ricorso agli investigatori privati per verificare l’infedeltà del dipendente pubblico.

Il caso

La Corte ha accolto l’appello di un dirigente pubblico, che era stato condannato al pagamento del danno erariale causato dalla spesa per l’ingaggio di un’agenzia investigativa.

Tale decisione era stata dettata dalla necessità di ottenere risultati celeri, anche perché l’ufficio INPS competente in quel momento era afflitto da una grave carenza d’organico.

L’appellante si era perciò rivolto a un investigatore privato, perché un dipendente era sospettato di svolgere un’attività lavorativa retribuita presso un altro datore di lavoro, nel periodo di congedo parentale di cui usufruiva ex lege 53/2000.

Il dipendente, infatti, grazie alle prove fornite dall’agenzia, era stato dichiarato infedele e condannato.

Lotta all’assenteismo

La Corte ha ribaltato la sentenza di primo grado e ha sancito l’inesistenza del danno erariale (in quanto i costi dell’agenzia investigativa sono a carico del dipendente infedele), legittimando la PA all’utilizzo dei servizi offerti da istituti di investigazione.