Fare l’investigatore privato non è semplice e fingere di farlo è ancora più difficile. A spiegarlo in un interessante articolo è stato pochi giorni fa anche un giornalista di una delle più blasonate testate giornalistiche al mondo, il New York Times.

Nel suo pezzo, Michael Rovner, racconta la sua esperienza di finto investigatore privato per una compagnia americana durata solo tre mesi.

Non è facile essere assunto“, aveva detto un collega durante il colloquio. Il processo di verifica per fare il detective è davvero approfondito in America e prevede test antidroga, impronte digitali, tantissime interviste e mesi di attesa. A far parte del settore sono ex agenti FBI, procuratori federali e membri anziani delle forze dell’ordine.

Avere competenze generali nel campo delle indagini non è per niente sufficiente. E il settore è completamente diverso da quello che ci raccontano nei film o nelle serie tv.

I clienti di una società di investigazioni non solo mogli o mariti traditi, ci sono professionisti del mondo dello sport, del cinema, del commercio e soprattutto responsabili di grandi e piccole aziende che cercano di assicurare i loro investimenti o di tutelarsi da dipendenti infedeli.

La maggior parte del lavoro svolto dal giornalista prestato alle investigazioni ha riguardato per tutto il tempo il mondo delle analisi digitali, fatto di verifiche di background, dell’identità e del comportamento dei social media. Ma ciò che più lo ha interessato è stato il lavoro di report.

Il rapporto da fornire al cliente è l’elemento più importante per una buona società di investigazioni.

Sono stato sedotto dal fascino del miglior detective che lavora nelle peggiori condizioni. Ma qui, mi sentivo il peggior detective che lavorava nelle migliori condizioni” – scrive Rovner.

“Ho imparato che le indagini di solito non sono condotte per catturare i cattivi – continua – i clienti vogliono solo eliminare eventuali sorprese”.

Nella fiction, le spie sono famose per i loro approcci impulsivi. In realtà, le indagini sono cariche di regolamenti e procedure.

Nella fiction, inoltre, il detective può usare diversi passaporti e identità. Nella realtà, far questo è reato.

“Anche se essere assunto come investigatore privato potrebbe non essere stato facile, quando si trattava di business intelligence, non ero solo distratto. Non avevo nemmeno la minima idea”

E il racconto del giornalista americano ci porta a concludere ancora una volta che affidarsi a personale specializzato e competente non è solo la scelta giusta ma l’unica possibile per arrivare all’obiettivo. Essere un investigatore privato richiede una grande professionalità e una dose massiccia di competenze specifiche del settore.