Big Data e Privacy: come difendersi dagli abusi

Negli ultimi anni, lo sviluppo della tecnologia ha subìto una forte accelerazione e ha generato un’espansione della Rete e dei sistemi di comunicazione, come le piattaforme dei social network. Con il termine big data in generale ci si riferisce a insiemi di dati così grandi in volume e così complessi che i software tradizionali non sono in grado di acquisire, gestire ed elaborare i dati entro un lasso di tempo ragionevole.

 

Ma quest’avvenuta “accelerazione tecnologica” può generare eventuali abusi? E come difendersi? Ne abbiamo parlato con l’avvocato Giovanni Briola, che di recente è intervenuto, in qualità di relatore, a un incontro con a tema il nuovo Regolamento europeo sulla privacy: «È innegabile – afferma - che l’era nella quale viviamo sia l’era del digitale, dove tutto ciò che ci circonda viene in qualche modo raccolto, tracciato e trattato con lo scopo di velocizzare e automatizzare i processi, estendendo le capacità e i potenziali, con il conseguente abbattimento dei limiti geografici».

 

Nel recente Convegno sui Big Data e la Privacy, organizzato in occasione della Giornata europea della protezione dei dati personali, il Garante della Privacy ha parlato di una “nuova geografia dei poteri” in riferimento all’incessante sviluppo di un’economia fondata su masse di dati di grande dimensione.

 

«Governare una realtà che ha una geografia estesa, un territorio virtuale senza confini fisici, non è un compito facile – asserisce l’avvocato Briola - I big Data sono diventati degli strumenti essenziali non solo nel campo della produzione, dei mercati e della finanza, ma anche nella vita quotidiana delle persone che, a volte inconsapevolmente, interagiscono automaticamente con questi dati. Per questa ragione, una delle condizioni necessarie per garantire una difesa efficace contro l’invasione tecnologica nella sfera individuale e privata è l’adozione di una condotta consapevole».

 

Con l’avvento del nuovo GDPR, il Legislatore europeo ha tentato di regolamentare e uniformare tutta la disciplina in materia di protezione dei dati personali. La normativa europea ha introdotto e “formalizzato” molti diritti a tutela dell’individuo e dei suoi dati personali, tra tutti il diritto all’oblìo è la novità più importante.

 

«Il diritto a essere cancellati,  se non addirittura dimenticati, in una realtà come la nostra, dove viviamo costantemente tracciati, monitorati e profilati, penso sia già un grande passo verso un processo di governo dell’economia del dato», aggiunge.

 

Recentemente Licia Califano, componente dell’Autorità Garante, ha dichiarato: “Gli algoritmi non possono porsi il problema di discutere eticamente il trattamento del nostro dato e proprio per questo possono generare discriminazioni, giudizi, pregiudizi”.

«Le dichiarazioni di Licia Califano – conclude - vanno esattamente in questo senso. Definendo i limiti della tecnologia e dell’automatismo dei processi dei big data, ci fanno capire come, oggi più che mai, sia necessario l’intervento umano attraverso l’adozione di un codice non solo normativo, ma anche di tipo etico e umano». 

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