Intercettazioni, cinque cose da sapere

Il 2018 ha portato con sé l’entrata in vigore della riforma della disciplina delle intercettazioni, attuata con il decreto legislativo n. 216 del 29 dicembre 2017.

 

La riforma conferma il ruolo delle intercettazioni come fondamentale strumento d’indagine, ma si pone l’obiettivo di mantenere un giusto equilibrio tra la segretezza della corrispondenza - e di ogni altra forma di comunicazione - e il diritto all’informazione. Vediamo quali sono i cinque punti chiave della riforma.

 

  1. La prima selezione la farà la polizia giudiziaria, che dovrà trascrivere solo le intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini. Le altre finiranno in un archivio sotto la responsabilità del Pm;
  2. Nelle ordinanze dei giudici, dovranno essere riportati solo “i brani essenziali” delle captazioni, quando servono per motivare la misura e dovranno essere esposti con i virgolettati e non con una sintesi come richiesto;
  3. Fermo restando che resta vietato intercettare i colloqui tra indagato e difensore, quando la captazione avviene per sbaglio, quella conversazione non dovrà mai essere verbalizzata;
  4. Fatto salvo il diritto di cronaca, è previsto il carcere fino a 4 anni per chi diffonde riprese audiovisive e registrazioni di comunicazioni effettuate in maniera fraudolenta per danneggiare “la reputazione o l'immagine altrui”;
  5. L’uso dei captatori informatici, in pc o smartphone, sarà sempre consentito per terrorismo e mafia. Limiti invece per gli altri reati, ritenuti più stringenti degli attuali dall’Associazione nazionale magistrati, che aveva chiesto di modificare la norma.

 

È bene precisare però che le intercettazioni possono essere adoperate – ai sensi dell’art. 266 c.p.p. e seguenti – soltanto in procedimenti relativi a determinati reati.

 

Dunque, onde evitare che qualcuno si improvvisi James Bond, ricordiamo l’art. 617 bis c.p.p.: «Chiunque, fuori dei casi consentiti dalla legge, installa apparati, strumenti, parti di apparati o di strumenti al fine d’intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche tra altre persone è punito con la reclusione da uno a quattro anni […]»

 

L’investigatore privato è quindi solo autorizzato all’individuazione o alla neutralizzazione di eventuali “ascolti abusivi” mediante bonifiche ambientali, telefoniche ed elettroniche. Si tratta di operazioni che mirano a individuare tutti quei dispositivi di intercettazione audio e video presenti all’interno di un ambiente (come una casa, un ufficio, un’auto o anche un dispositivo elettronico, come un telefono), attraverso cui possono essere acquisite o rubate informazioni riservate e utilizzate a danno di una persona o di un’azienda.

 

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