Vita dura per i 'furbetti' della Legge 104: in azione le agenzie investigative

Il dipendente che usufruisce dei permessi della Legge 104/1992 non può svolgere mansioni diverse da quelle tipiche dell’assistenza al parente disabile. Ogni condotta difforme fa venir meno il rapporto di fiducia, tanto da giustificare il licenziamento per giusta causa e far sorgere anche profili di responsabilità penale.

 

I casi di ‘furbetti’, che utilizzano in modo illecito i permessi previsti dalla Legge 104, sono sempre più numerosi. E ancor di più lo sono le aziende che decidono di rivolgersi a soggetti terzi per certificare l’abuso. Diverse sentenze della Cassazione, infatti, hanno riconosciuto la validità legale di indagini condotte avvalendosi di investigatori privati.

 

A creare il precedente giurisprudenziale è stata senz’altro la n. 4984/2014, con cui gli ermellini hanno legittimato i controlli difensivi nei riguardi di un dipendente che aveva abusato dei permessi ex Legge 104/92.

 

In quel caso, la Cassazione non solo ha ritenuto motivato il licenziamento per giusta causa, ma è entrata anche nel merito dei controlli effettuati dall’agenzia investigativa, reputandoli leciti e, soprattutto, utilizzabili in sede di giudizio.

 

Tali controlli sono stati interpretati come la conseguenza derivante da un ragionevole dubbio da parte del datore di lavoro, suffragato poi anche da alcune dichiarazioni rese da due testimoni.

Furbetti_Assenteismo

Servizi correlati:

Indagini difensive

Con l’entrata in vigore dell’attuale codice di procedura penale (anno 1989) e le successive modifiche, il sistema giudiziario italiano ha subito un’importante riforma, avente come scopo l’esigenza di dare attuazione ad uno dei fondamentali principi del C.C. “giusto processo”. Tra i cambiamenti più importanti si evidenzia il passaggio da un modello giudiziario di tipo “inquisitorio” ad un modello di tipo “accusatorio”. La differenza fondamentale tra questi due modelli riguarda il ruolo che riveste il giudice. Nel vecchio modello “inquisitorio” era il giudice ad acquisire e valutare le prove, mentre nell’attuale modello “accusatorio” il giudice è terzo e imparziale e sono le parti in causa a presentare le loro prove nel processo, questo al solo scopo di garantire una valutazione più giusta possibile e soprattutto una parità tra accusa e difesa.