RILEVATO

che la Corte territoriale ha ritenuto utilizzabili le relazioni investigative acquisite, “posto che la prestazione lavorativa del Ruggiero consisteva *1 nell’attività esterna di ispezione dei cantieri e dunque si svolgeva prevalentemente al di fuori dei locali aziendali” per cui nessun divieto poteva configurarsi “per il datore di lavoro di avvalersi di agenzia investigativa per il controllo della diligente esecuzione della prestazione di lavoro”;

che, accertata “la mancata esecuzione dei compiti di verifica e controllo affidati l ricorrente e la inveritiera attestazione della positiva esecuzione di controlli mai eseguiti”, la Corte di Appello ha considerato che “i predetti comportamenti consistiti nell’aver rappresentato alla propria azienda un’attività lavorativa in realtà non svolta determinano la violazione del dovere di diligenza nell’adempimento della prestazione lavorativa, nonché la lesione dell’obbligo di fedeltà e in ultima analisi ledono irrimediabilmente il rapporto fiduciario tra lavoratore e datore di lavoro”;

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