Dimmi cosa scrivi su Facebook e ti dirò chi sei. Un tempo era l’abito a fare il monaco, oggi è la foto profilo e la tua story sui social a raccontare chi sei. E chi ha gli strumenti adatti non riesce solo a capire chi sei ma anche a scoprire cosa fai.

Hai un amante? Hai tradito il tuo datore di lavoro? Stai truffando lo Stato? O peggio ancora, stai preparando un attacco terroristico?

Sui social network verrai scoperto.

Si chiama Social Media Intelligence ed è una vera e propria disciplina utilizzata dagli investigatori digitali che è in grado di analizzare e controllare tutti i contenuti socialmente prodotti e scambiati e gli strumenti utilizzati per crearli.

Per capire bene di cosa si tratta bisogna partire da una distinzione di base: quella tra social network e social media.

I primi (tra i quali si possono annoverare Facebook, Instagram e Twitter ad esempio) racchiudono solo una parte del vasto mondo di social presente oggi sul web. I social media, invece, sono l’insieme dei social network e di tutte le applicazioni o piattaforme in grado di facilitare lo sviluppo di rapporti sociali e la creazione di flussi di comunicazione. I social media racchiudono anche tutti i blog, forum, siti social, audio, foto, immagini varie, video, chat e livecasting.

Chiunque abbia a che fare con i social media produce contenuti che rappresentano impronte digitali.

E chiunque li produce commette spesso degli errori di calcolo o movimento che risultano fatali per gli investigatori.

I cosiddetti “passi falsi”, infatti, sono la fonte primaria per la ricerca di informazioni e dati da parte degli investigatori digitali.

Per capire bene questo concetto, basta pensare che anche solo ascoltare musica su internet o ricercare un albergo da prenotare produce informazioni e dati su di noi.

Non a caso, accanto alla social media intelligence si è associata la Social media analytics, ovvero l’insieme delle tecniche e delle applicazioni riconducibili al monitoraggio degli umori degli utenti sui social, della loro reputazione sul web e la mappatura completa delle relazioni private che creano e sviluppano.

Ma quali sono le “impronte” predilette dagli investigatori? Le immagini, decisamente.

Le immagini rappresentano la documentazione che gode del valore probatorio necessario per rendere il rapporto investigativo producibile in sede di giudizio.

E se gli investigatori non possono accedere alla vita privata come fanno a raccogliere prove?

Una terza disciplina che qui vogliamo analizzare è la  OSINT Open Source Intelligence, ovvero la raccolta l’analisi e l’interpretazione delle informazioni ricavate da fonti aperte, di pubblico accesso e non segrete come giornali, riviste online, forum, social network, ma anche archivi anagrafici, database commerciali e pubblicazioni scientifiche.

L’OSINT è il processo di intelligence che permette di raccogliere l’informazione, analizzarla, validarla e corredarla per trasformarla in una prova. E’ una attenta attività di raccolta e diagnosi delle informazioni e richiede una grande competenza digitale e strategica.

La conoscenza di queste discipline consente all’investigatore privato di trovare le prove per scoprire cosa abbiamo fatto direttamente da ciò che l’utente stesso pubblica o produce sui social media. 

Non a caso, come abbiamo detto più volte, l’investigatore privato di oggi è uno specialista del settore con alte competenze in campo scientifico, tecnico e normativo.

E fidarvi di lui è l’inizio di una grande avventura…