Voleva spingere la moglie a non chiedere l’assegnazione della casa coniugale al telefono ma era in viva-voce.

Per questo motivo un uomo è stato condannato in via definitiva perché, secondo i giudici, il senso delle parole rivolte alla vittima era inequivocabile.

Determinante è stato il racconto di una testimone che, tramite il viva-voce, ha ascoltato tutta la telefonata.

Insomma, con questa sentenza (sez. V Penale, n. 21902/18), la Corte stabilisce che, per dimostrare il contenuto di una telefonata, basta avere un testimone che ascolti quanto viene detto tramite il viva-voce.

La Cassazione si era già espressa su questo argomento, decretando che non è reato far ascoltare una telefonata a una terza persona.

Con sentenza n. 15003/2013, infatti, i giudici hanno affermato che, così come non commette reato colui che assiste a una conversazione tra altre persone se autorizzato da una di esse, allo stesso modo non è passibile di alcuna azione legale – civile o penale – chi consente a terzi di ascoltare la telefonata che ha con un’altra persona, anche se quest’ultima ne è all’oscuro e rivela fatti personali e riservati. Ciò perché rientra nella facoltà di chiunque informare altri di ciò che gli viene detto da un’altra persona nel corso di un colloquio, sia telefonico che diretto.

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