In questi ultimi mesi si parla molto del “fact checking” e di come questo strumento possa rappresentare un mezzo di contrasto alle fake news che dilagano nella Rete.

“Fact checking” significa controllo sulla veridicità del fatto, partendo dalla disamina della fonte, dalle dichiarazioni rese e dalle notizie che circolano in internet. Si tratta di un’operazione di verifica non nuova, se si pensa che già nel mondo del giornalismo, dai primi inizi del XX secolo, nelle più grosse testate veniva istituita una figura che facesse da “controllore” sulla veridicità delle notizie.

Quello che è veramente cambiato rispetto ai primi anni del XX secolo, è la rapidità con cui le notizie false vengono divulgate e la difficoltà di controllo delle piattaforme informatiche e dei social network.

Ma davvero è sufficiente parlare solo di fact checking nell’epoca della digitalizzazione e della disintermediazione? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Giovanni Briola, che di recente è intervenuto, in qualità di relatore, a un incontro con a tema il nuovo Regolamento europeo sulla privacy: «Proprio a causa della velocità e dell’invasività che le informazioni in Rete hanno nelle nostre vite, non basta adottare un sistema di contrasto come il Fact checking».

Spiega l’avvocato: «Le fake news nascono come fenomeno di interesse sociale e trovano diffusione e terreno fertile in Rete a causa della viralità e dell’affidamento garantiti dalla collettività. Senza dubbio, il controllo e le verifiche delle notizie possono fungere come barriera nell’immediato per la limitazione e la circoscrizione di questi dati, tuttavia, è necessario agire a monte del fenomeno per creare un contrasto effettivo».
«Il problema principale della diffusione delle fake news sui social network e in Rete è l’assenza di una disciplina legislativa e di una regolamentazione chiara – afferma l’avvocato – Anche se recentemente l’Unione europea è intervenuta sul punto auspicando l’adozione di provvedimenti ad hoc da parte dei singoli Stati membri, per garantire un contrasto alla radice del problema».

«Personalmente – conclude l’avvocato Briola – ritengo che per agire efficacemente contro il fenomeno delle fake news e della diffusione incontrollata di informazioni personali sulle piattaforme, sia necessario in primis educare la collettività all’utilizzo e al controllo di tali strumenti, non solo attraverso l’adozione di codici normativi ma anche con un’istruzione di carattere civico e sociale a partire dalle scuole con i giovani».

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