Le indagini difensive (dette anche investigazioni difensive) sono definite come attività di investigazione che può svolgere il difensore al fine di cercare elementi di prova a favore del proprio assistito, ponendosi quindi sullo stesso livello del Pubblico Ministero.

Tale facoltà è stata introdotta dalla Legge 7 dicembre 2000 n. 397, il quale ha indiscutibilmente rafforzato i poteri del difensore dell’indagato nella ricerca diretta della prova, ponendolo sullo stesso piano della pubblica accusa e concedendo allo stesso la facoltà di svolgere indagini nell’interesse del proprio assistito.

Investigazioni difensive: cosa sono e a cosa servono
Con l’introduzione del nuovo Titolo VI bis le agenzie investigative hanno quindi ampliato il loro raggio d’azione comprendendo tra i loro servizi anche le investigazioni difensive, che richiedono l’intervento di esperti in grado di effettuare accurate indagini difensive della persona offesa.

Il professionista può attivarsi già dalle fasi iniziali del procedimento penale (anche in via preventiva) per ricercare fonti di prova favorevoli al proprio cliente.

La suddetta legge autorizza il difensore e/o l’investigatore privato incaricato, al compimento di atti di investigazione difensiva inerenti ai mezzi di prova di tipo dichiarativo.

Principali attività dell’investigatore privato in ambito penale
Sostanzialmente l’investigatore privato autorizzato può:

– Conferire con le persone in grado di riferire circostanze utili ai fini dell’attività investigativa;

– Accedere per visionare e descrivere lo stato dei luoghi e delle cose o per eseguire rilievi tecnici, grafici, planimetrici, fotografici e audiovisivi;

– Effettuare pedinamenti, appostamenti, riprese fotografiche e cinematografiche e tute le attività atipiche idonee all’accertamento dei fatti per cui si procede.

L’ investigatore potrà essere sentito nel contraddittorio tra le parti in merito all’attività svolta in sede di investigazioni difensive salva l’ipotesi in cui esso abbia provveduto a verbalizzare le dichiarazioni rese dalla persona informata sui fatti, ai sensi dell’art. 197 comma I lett. D) c.p.p.

Il suddetto fa parte delle categorie dei soggetti abilitati (avvocati, consulenti tecnici, praticanti avvocati e notai) ad opporre il segreto professionale “su quanto hanno conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione”.

In conclusione è certamente vantaggioso per l’avvocato rivolgersi ad un’agenzia investigativa il quale, nel corso della sua attività di informazione e accertamento potrà scoprire utili elementi di prova a favore dell’indagato da portare nel processo, elementi che consentano poi al giudice di avere un quadro più completo e reale dei fatti accaduti.

Nel caso in cui l’avvocato assiste la persona offesa, il ruolo dell’investigatore privato è sempre utile e potrà comunque offrire spunti investigativi all’attività della pubblica accusa.

Fonte cit. – Codice di Procedura Penale libro V titolo VI bis indagini difensive

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