La recente normativa sul divorzio breve ha introdotto significativi mutamenti nella procedura di separazione e divorzio dei coniugi, riducendo di gran lunga i tempi per la domanda di divorzio che passano da tre anni a sei mesi. La legge n. 55 del 6 maggio 2015 rappresenta il maggiore cambiamento in materia da quando è stato introdotto il divorzio in Italia con il referendum del 1974. L’ultimo rapporto Istat infatti ha calcolato che dall’entrata in vigore della nuova legge si sono registrate 80mila procedimenti in più e che a presentare la domada di separazione siano stati in particolare gli over 65. Un tema, quello dell’infedeltà coniugale, che rappresenta una delle aree dove l’investigatore privato interviene maggiormente.

Divorzio breve come funziona

La riforma sul divorzio breve consente ai coniugi di accorciare di gran lunga i tempi per chiedere il divorzio, procedendo così a una separazione rapida e veloce. Secondo quanto stabilito dalla normativa vi è una differenza nel caso si proceda a una separazione consensuale o giudiziale. Nel caso della separazione consensuale, i coniugi possono presentare la domanda di divorzio dopo sei mesi di separazione ininterrotta, anche in caso di trasformazione da giudiziale a consensuale, mentre per le separazioni giudiziali il termine di separazione necessario per chiedere di separarsi si riduce da tre anni a 12 mesi. La normativa introduce anche alcune novità in merito allo scioglimento della comunione, determinata dalla separazione personale dei coniugi. Nella formulazione ante riforma, l’art. 191, primo comma c.c. prevedeva la possibilità per i coniugi di sciogliere la comunione, in caso di “scioglimento o per la cessazione degli effetti civili del matrimonio, per la separazione personale…”. Il legislatore però non si preoccupava di individuare il momento dal quale lo scioglimento della comunione, determinato dalla separazione personale dei coniugi, producesse i suoi effetti. Con la recente riforma l’articolo 191 viene integrato con un nuovo comma che prevede la possibilità di anticipare lo scioglimento della comunione, nell’ipotesi di separazione giudiziale, al momento in cui il presidente del Tribunale, in sede di udienza di comparizione, concede l’autorizzazione ai coniugi di vivere separati. Nell’ipotesi di separazione consensuale, la comunione si considera sciolta alla data di sottoscrizione del verbale di separazione consensuale dei coniugi dinanzi al presidente, purché omologato.

Investigatore privato: come interviene nei casi di infedeltà

L’attività svolta dall’investigatore privato assume un ruolo fondamentale nella ricerca di prove che testimoniano i casi di infedeltà e che possono essere determinanti per procedere alla richiesta di separazione e divorzio. Sempre più persone si rivolgono ad agenzie investigative per raccogliere prove valide e certe idonee a provare l’effettivo tradimento del partner per poi giungere alla separazione. L’attività svolta dall’agenzia investigativa nei casi di infedeltà viene effettuata attraverso pedinamenti e foto che testimoniano l’effettivo tradimento del partner per poi giungere alla stesura della relazione investigativa. In linea di principio, nel sistema processuale, le prove che possono essere portate in giudizio sono le cosiddette prove documentali, vale a dire scritture private e atti pubblici. Non è considerata prova documentale una fotocopia o un’e-mail. Nel caso di una fotografia, essa può avere valore di prova solo se non è contestata dalla controparte. Se invece vi è una contestazione valida, la foto perde il suo valore di prova. Fino a poco tempo fa, per far sì che la relazione prodotta da un investigatore privato venisse considerata prova documentale, era necessaria la testimonianza giurata del detective che aveva condotto le indagini. Con la sentenza del 1 luglio 2015 la Camera di Consiglio del Tribunale di Milano ha invece stabilito che non è più necessaria la testimonianza dell’investigatore privato per confermare quanto indicato nella relazione investigativa, se i fatti non vengono contestati dalla controparte. In base al “principio di non contestazione”, sancito dall’art. 115 del Codice di procedura civile, se quanto riportato nella relazione investigativa non viene contestato, i fatti sono considerati veri e pertanto la relazione investigativa non necessita di ulteriori testimonianze da parte dell’investigatore. Se, invece, il coniuge accusato di infedeltà contesta espressamente i fatti menzionati nella relazione, è necessaria la testimonianza giurata degli investigatori. Phersei, agenzia investigativa a Milano, è l’organizzazione leader nella ricerca di informazioni con valenza probatoria per i casi di infedeltà. Gli investigatori di Phersei sono in grado di documentare, con prove cine-fotografiche, la sospetta infedeltà del partner, sia in fase pre-matrimoniale che in quella coniugale, consentendo ai suoi assistiti di tutelare i propri diritti e di ottenere prove valide in giudizio con assoluta professionalità e riservatezza.  
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