La contraffazione marchi è una delle aree più delicate nelle quali è chiamato a intervenire l’investigatore privato, a causa delle forti ripercussioni che un’attività di contraffazione può avere sul tessuto economico e sociale di un paese, in particolare l’Italia, che grazie all’eccellenza dei suoi prodotti può vantare il marchio “made in Italy”.

Contraffazione marchi: cos’è e come si configura
In base alla definizione offerta dalla Direzione generale lotta alla contraffazione – Ufficio italiano brevetti e marchi la contraffazione “si verifica infatti quando segni distintivi o marchi già registrati e attribuiti a determinati prodotti vengono apposti da soggetti terzi e non autorizzati su prodotti nuovi, o soltanto similari, o anche diversi da quelli legittimamente commercializzati dal titolare del marchio in questione. Di conseguenza, il consumatore viene tratto in inganno sulla reale provenienza dei prodotti”.

Ne consegue che la contraffazione di un marchio sia configurato come un reato disciplinato nel Codice Penale dagli articoli 473 e 474. In particolare l’articolo 473 prevede che “chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000”; mentre l’articolo 474 disciplina il reato di commercio di prodotti e beni con marchio contraffatto “fuori dei casi di concorso nei reati previsti dall’articolo 473, chiunque introduce nel territorio dello Stato, al fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 3.500 a euro 35.000”.

In Italia il fenomeno colpisce soprattutto le aziende che operano nei settori di punta del made in Italy come il settore agroalimentare, moda, abbigliamento, beni di lusso, che sono i più esposti a tentativi di alterazione da parte di soggetti terzi. Secondo il rapporto Iperico (Intellectual property-Elaborated Report of the Investigation on Counterfaiting) diffuso dal Ministero dello sviluppo economico, negli anni dal 2008 al 2014 le categorie merceologiche che hanno registrato il maggior numero di sequestri di prodotti contraffatti sono “abbigliamento” e “accessori abbigliamento”, mentre per quanto riguarda nello specifico il made in Italy, nel periodo analizzato, si sono registrati oltre 6.000 sequestri, sempre nei settori “abbigliamento”, “accessori abbigliamento” e “apparecchiature elettroniche”.

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