L’infedeltà del dipendente è disciplinata dall’articolo 2105 del Codice Civile il quale stabilisce che “il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio”. Secondo quanto stabilito dalla legge l’obbligo di fedeltà prevede dunque:

– Il divieto di concorrenza sleale nei confronti del datore di lavoro, svolgendo attività che possono danneggiare l’imprenditore

– L’obbligo di mantenere la riservatezza e dunque il divieto di divulgare informazioni sull’impresa che possono costituire un pregiudizio per il datore di lavoro

In realtà il tema dell’infedeltà del dipendente è molto più vasto e include molteplici circostanze che possono portare il lavoratore a essere considerato infedele, tra cui l’abuso di permessi della legge 104 per fini diversi da quelli previsti dalla normativa, esibizione di un certificato medico falso, utilizzo improprio del congedo parentale, furti a danno dell’azienda, svolgimento di un’attività concorrenziale durante il normale orario di lavoro.

Come provare l’infedeltà del dipendente?

Le aziende o i datori di lavoro che osservano comportamenti sospetti nel dipendente tali da far supporre di essere di fronte a un caso di infedeltà aziendale si rivolgono sempre più di frequente alle agenzie investigative al fine di raccogliere prove e informazioni volte ad accertare i comportamenti illeciti del dipendente per poi procedere per vie legali e tutelare i propri interessi.

Il ricorso all’attività svolta da un investigatore privato è stato oggetto di pronuncia anche da parte della Corte di Cassazione la quale ha legittimato l’azione investigativa in numerose sentenze, es. la sez. Lavoro, che con la sentenza n. 25674 del 4 dicembre 2014 ha valutato legittimo il ricorso a un investigatore privato per accertare le responsabilità di una cassiera di un supermercato, licenziata per non aver registrato la vendita di alcuni prodotti.
Secondo quanto stabilito dalla Corte, è dunque legittimo avvalersi dell’aiuto di un detective per effettuare controlli investigativi se questi ultimi sono mirati ad accertare l’effettivo atto illecito e a salvaguardare il patrimonio aziendale.