Il controllo dei minori è uno dei temi più delicati che un investigatore privato affronta nelle sue attività di indagine, dal momento che vede protagonisti minorenni e giovani sospettati di assumere comportamenti che possono incidere negativamente sul loro sano sviluppo psicofisico. Nella maggior parte dei casi i genitori che decidono di rivolgersi a un investigatore privato per far luce sul comportamento dei figli, osservano in loro degli atteggiamenti allarmanti, come un’eccessiva aggressività nei loro confronti o nei confronti degli altri, un calo di rendimento nei risultati scolastici, assenze ingiustificate da scuola, la tendenza a essere particolarmente distratti.

Per conoscere meglio le cause e i motivi che portano un minore ad assumere questi atteggiamenti abbiamo sentito il parere del Dott. Oliviero Facchinetti, psicologo e psicoterapeuta e responsabile del portale bullismo.it.

Dott. Facchinetti, può dirci da un punto di vista psicologico cosa spinge un minore, un adolescente ad assumere questo genere di atteggiamenti che sono negativi per sé stessi e per gli altri?

È difficile dare una risposta sintetica e univoca che possa andar bene per tutte le situazioni. In generale se parliamo di adolescenza, quindi del periodo tra i 13 e i 18 anni, osserviamo che in questa fascia di età il ragazzo si distacca dalla figura adulta, quindi è abbastanza normale il fatto che ci siano dei contrasti, delle prese di posizione e anche una ricerca di libertà e di esperienze al di fuori di quello che è il contesto familiare. Quando questo tipo di situazioni porta i ragazzi ad assumere comportamenti aggressivi o a utilizzare sostanze stupefacenti, vuol dire che il ragazzo sta affrontando un certo tipo di difficoltà. Se il ragazzo ha accumulato grande rabbia o vive una situazione di grande frustrazione, può sfogarsi assumendo comportamenti aggressivi con i coetanei; oppure in altre situazioni potrebbe sentirsi non realizzato per tante cose e rifugge in comportamenti compensatori, quindi cerca di realizzarsi all’interno del gruppo dei coetanei, magari anche spingendosi in comportamenti ai limiti della legalità. Ciò su cui vorrei porre l’attenzione è che esiste una distinzione tra chi è autore principale dei propri comportamenti e chi assume comportamenti inadeguati solo per aderire al gruppo.

Quindi il gruppo gioca un ruolo importante negli atteggiamenti che assume l’adolescente?

Nell’adolescenza il gruppo gioca un ruolo importantissimo, sia il gruppo con cui il ragazzo si vede quotidianamente sia il gruppo con cui il ragazzo costruisce relazioni online, perché le due dimensioni sono strettamente interrelate. Il gruppo ha un forte peso perché il ragazzo si stacca dall’appartenenza familiare e quindi costruisce un riferimento all’interno del gruppo dei coetanei.

Secondo la sua esperienza l’adolescente è più condizionato dal gruppo o dalla famiglia?

Anche qui ci sono dei movimenti diversi a seconda delle varie fasce d’età. Se parliamo della primissima adolescenza, osserviamo che l’adolescente ha un contrasto con la famiglia ma sente ancora il peso dell’adulto. Più il ragazzo cresce e più si stacca dall’adulto. Tuttavia anche nella fase dell’adolescenza i genitori sono sempre più presenti agli occhi dei ragazzi e allo stesso tempo sono legati al gruppo dei coetanei. È proprio lì la chiave di tutto: laddove l’adolescente cerca il rapporto coi coetanei, ma ha una certa stima e fiducia dei propri genitori, nel momento in cui si trova in una situazione problematica, cerca una soluzione per salvaguardare la faccia col gruppo e per mantenere il rapporto con i genitori. Quando invece c’è molta rabbia con i genitori allora è più facile che i genitori siano lasciati in disparte.

Quali meccanismi mette in atto il minore nel caso in cui un genitore, che si accorge dei comportamenti strani del figlio, cominci a controllarlo?

Se il contrasto con i genitori è molto forte la risposta del ragazzo sarà quella di aumentare l’aggressività, tuttavia è necessario valutare ogni situazione nel dettaglio, dal momento che ci sono delle situazioni nelle quali se non si interviene e non si mette in atto un controllo si possono verificare dei rischi per il minore.

Quindi ci vuole un equilibrio tra il dialogo e il controllo?

Si esattamente. È necessario cercare un equilibrio tra il dialogo e il controllo, però allo stesso tempo è fondamentale trovare delle strategie, fare in modo che le cose vengano a sapersi.

Quali consigli può dare ai genitori che osservano nei propri figli atteggiamenti che possono destare preoccupazione?

Sicuramente la prima cosa da fare è cercare il dialogo con il figlio, provare a passare del tempo insieme, trovare il modo di condividere qualcosa. Il dialogo è fondamentale e lo devo cercare, anche se per anni non l’ho avuto. I figli sono delle persone che hanno fin da piccoli la loro dimensione, non tutto è determinato dal genitore, quindi è importante riuscire a mantenere un dialogo fin da quando sono piccoli, e in questo modo avremo meno bisogno di inseguirli da grandi.

Un altro aspetto da tenere presente è la necessità per il genitore di mantenere una certa autorevolezza e dare delle regole al figlio, in mancanza delle quali l’adolescente è spinto a muoversi liberamente e in alcuni casi ad assumere comportamenti che possono risultare dannosi per sé stesso. Un buon legame affettivo, regole chiare e condivise, dialogo e disponibilità all’ascolto possono essere considerati fattori “protettivi” che permettono di affrontare le crisi e le difficoltà adolescenziali in modo produttivo. Laddove questi elementi, per varie ragioni, siano carenti, vanno cercate strade per recuperarli o costruirli.

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