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Reato di stalking e atti persecutori: cos’è e cosa fare

stalking e atti persecutori
| Luca Lampis | Investigazioni Private

Cos’è il reato di stalking

Lo stalking è un reato disciplinato dal Codice Penale italiano con il decreto legislativo n. 11/2009 che, all’art. 612-bis c.p. introduce il reato di “atti persecutori”, secondo il quale “salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita”.

Si tratta dunque di una serie di comportamenti caratterizzati da minacce e molestie reiterate e continuative che provocano nella vittima un profondo stato di ansia, paura e disagio al punto che la persona interessata è indotta a modificare le proprie abitudini di vita, come cambiare numero di telefono o lavoro.

La fattispecie incriminatrice mira anche a tutelare la tranquillità psichica e la riservatezza dell’individuo, posto che ai fini della configurazione del reato “è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità, dell’equilibrio psicologico della vittima” (Cass. n. 8832/2011).

In base a quanto stabilito dal Codice Penale, la pena per reato di stalking varia da 6 mesi a 5 anni di reclusione. Se i comportamenti persecutori sono messi in atto nei confronti di una persona con la quale si è avuta una relazione sentimentale in passato, come un ex fidanzato o un coniuge separato o divorziato, la pena è aumentata.

Stalking sulle donne

Secondo il recente rapporto dell’Istat, reso noto in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, sono 3 milioni e 466 mila le donne vittime di stalking, circa il 16,1%. Ma a preoccupare maggiormente sono i dati sulle donne che non hanno chiesto aiuto: circa il 78% delle vittime non ha chiesto aiuto presso centri specializzati e solo il 15% si è rivolta alle Forze dell’Ordine e l’1,5% ha cercato aiuto in un centro antiviolenza o antistalking.

Come riconoscere lo stalking e l’atto persecutorio

Il reato può configurarsi sotto forma di condotte diverse come inseguire la vittima, telefonare insistentemente o inviare e-mail e sms, come anche pubblicare post sui social network a carattere minaccioso nei confronti della persona interessata.

È considerato stalking anche la diffusione di diffamazioni e la minaccia di violenza nei confronti della vittima e di persone a lei vicine, come i familiari. Tuttavia, affinché si possa configurare il reato di stalking è necessario che i comportamenti persecutori messi in atto dallo stalker siano fonte di un reale disagio e squilibrio psicologico nella vittima e siano continuativi nel tempo.

Spesso si tende a stabilire una connessione tra il reato di stalking e i maltrattamenti in famiglia. È certo che in entrambi i casi denunciare è il passo più importante ma lo stalking non deve necessariamente essere commesso da una persona vicina alla vittima, come ad esempio da un familiare, può trattarsi anche di uno sconosciuto.

Lo stalking si riferisce a comportamenti molesti o minacciosi che si protraggono ripetutamente nel tempo. E tali atteggiamenti si possono distinguere in stalking fisici o cyberstalking:

  • Lo stalking fisico avviene quando una persona è oggetto di pedinamenti, appostamenti, molestie telefoniche, atti vandalici e messaggi minatori.
  • Il cyberstalking è una persecuzione che avviene mediante l’uso di Internet o altri mezzi elettronici.

Entrambi i comportamenti non sempre possono attaccare l’incolumità fisica della vittima, anche se lo fanno di certo con quella psichica, ma spesso purtroppo – come ricorda la cronaca di questi anni – possono indurre l’aggressore a confinare il suo comportamento in un atto irreversibile come l’omicidio.

Denuncia per stalking: esempi di reato

  • La reiterazione delle condotte persecutorie
  • Le telefonate ripetute,
  • L’invio di buste, sms, e-mail e messaggi tramite internet,
  • La diffusione sui social network di post o video a contenuto ingiurioso, sessuale o minaccioso,
  • Il danneggiamento dell’auto della vittima,
  • Le aggressioni verbali alla presenza di testimoni,
  • Le iniziative gravemente diffamatorie presso il luogo di lavoro.

Quando e perché contattare un investigatore privato

Identificare il persecutore è il primo passo per procedere per le vie penali e avviare le fasi necessarie per la tutela personale ma per farlo sono necessarie prove certe e valide per il giudizio del tribunale.

E non è sempre facile trovarle. Spesso, infatti, la mera querela della vittima non è sufficiente per stabilire l’inizio del procedimento di tutela. Assumere un investigatore privato per il comprovare il reato di stalking in America e in altri Paesi europei è una prassi abbastanza comune. In Italia, invece, non ancora. Sebbene la scelta di affidarsi ad un professionista delle investigazioni renderebbe il procedimento molto più veloce e sicuro.

Un’accurata indagine investigativa antistalking è utile a salvaguardare la propria incolumità e a far valere i propri diritti in sede giudiziale.

Ai fini della prova, è importante avere sia le dichiarazioni della stessa vittima del reato che i comportamenti conseguenti e successivi alla condotta posti in essere dall’aggressore.

Quali sono i casi in cui per la vittima è importante assumere un investigatore privato?

  • molestie e violenza nella vita privata;
  • minacce e atti persecutori;
  • violazione di domicilio e interferenza illecita nella vita privata;
  • intercettazioni abusive mediante microspie, telecamere nascoste, GPS e software spia;

L’investigatore privato non solo offre servizi in grado di verificare il reato con prove certe ma valuta anche le situazioni di pericolo offrendo congiuntamente servizi di intelligence innovativi ed efficaci.

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