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Diritto all'oblio nell'era di internet

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| Luca Lampis | News

Provvedimento di deindicizzazione dai motori di ricerca e riforma in materia penale

Grazie al provvedimento di deindicizzazione dai motori di ricerca, gli imputati e gli indagati possono oggi contare su uno strumento di tutela più ampio in merito al diritto all'oblio.

Quest'ultimo offre agli interessati la facoltà di ottenere la cancellazione dei propri dati personali che li riguardano e in maniera forzata.

Più nello specifico, l'articolo 17 del GDPR 2016/679 prescrive che la cancellazione deve avvenire senza giustificato ritardo. Il titolare del trattamento ha inoltre l'obbligo di provvedere alla rimozione dei dati personali quando non più necessari rispetto alle finalità per le quali erano stati concessi, se l'interessato ha revocato il consenso e in caso di trattamento illecito.

Cosa si intende per diritto all'oblio

In linea generale, secondo le previsioni dell'articolo 17 del GDPR, il diritto all'oblio consiste nella possibilità di ottenere la cancellazione dei dati personali, a tutela dell'identità personale, della riservatezza e della privacy.

In realtà è bene far presente che il diritto all'oblio è stato oggetto di numerosi dibattiti in ambito dottrinale e giurisprudenziale, ancor prima di essere codificato.

A questo proposito si segnala il noto caso Google Spain, ovvero la causa avviata da un legale spagnolo che non voleva più l'associazione dei suoi dati pubblicati su Google con una notizia passata, ovvero relativa a una procedura esecutiva di cui era stato il soggetto passivo. L'avvocato si era rivolto all'Autorità Garante, ottenendo così il provvedimento di deindicizzazione.

A partire da questo celebre caso, la Corte di Giustizia ha successivamente riconosciuto il diritto di ottenere dal gestore di un motore di ricerca la cancellazione dei link verso tutti i contenuti che, seppur riportanti informazioni veritiere e lecite, l'interessato non ritiene più pertinenti con la propria immagine attuale, considerato il decorso di un determinato lasso temporale.

In ogni caso il diritto all'oblio non viene riconosciuto in maniera assoluta ma deve essere bilanciato in base alla specifica situazione.

Quando, ad esempio, un procedimento penale si è concluso in maniera favorevole per l'indagato o l'imputato, quindi con una sentenza di non luogo a procedere, di assoluzione o archiviazione, il provvedimento di deindicizzazione trova applicazione senza operare un bilanciamento degli interessi contrapposti. Diverso è il caso in cui il provvedimento di deindicizzazione viene richiesto quando al contempo bisogna tutelare un interesse pubblico alla diffusione della notizia.

Diritto all’oblio: cosa dice il GDPR

Sulla base della disciplina attualmente in vigore, ovvero secondo quando previsto dall'artico 17 del GPDR, il soggetto che intende ottenere la cancellazione dei propri dati personali sui motori di ricerca potrà rivolgersi direttamente al titolare del trattamento, ovvero al gestore del motore di ricerca. Soltanto in caso di diniego o inadempimento, la legge prevede che si possa interpellare il Garante ed eventualmente adire l'autorità giudiziaria.

Molto importante è poi l'aspetto relativo alla portata territoriale del provvedimento di deindicizzazione dai motori di ricerca, proprio al fine di assicurare un'ampia tutela sulla rete. Sul punto, così come precisato dalla Corte di Giustizia, i gestori dei motori di ricerca sono tenuti a eseguire la deindicizzazione delle informazioni segnalate dall'interessato nell'ambito territoriale di tutti gli Stati facenti parte dell'Unione.

Diritto all’oblio: come influisce sulla libertà di informazione

Il diritto all'oblio è quindi strettamente collegato alla riservatezza e all'identità personale, per questo si deve bilanciare con un altro importante diritto a carico della collettività, cioè quello all'informazione.

In linea generale è bene far presente che fino a quanto prevale l'interesse a rendere una notizia di dominio pubblico, il contenuto non si potrà rimuovere.

Oggi, tuttavia, è necessario assicurare una corretta informazione, anche attraverso l'uso della rete, ma al contempo occorre tutelare gli individui dalla libera circolazione di elementi che riguardano vicende private. Questi aspetti si influenzano reciprocamente, per questo bisogna attuare un sistema che possa diffondere notizie costantemente aggiornate, riconoscere le fake news e che preveda l'eliminazione di elementi inappropriati, inesatti e desueti.

Diritto all'oblio nell'era di internet: obblighi per i motori di ricerca

Il provvedimento di deindicizzazione dai motori di ricerca e in particolar modo dal più usato, ovvero Google, non viene disposto in modo automatico, ma implica il ricorso a un preciso strumento.

L'interessato dovrà quindi compilare un apposito modulo con le motivazioni per le quali si richiede la cancellazione dei dati. Esistono inoltre dei tool appositi per YouTube e Maps. La procedura richiede un tempo variabile e in genere fino a 2 anni, affinché Google possa valutare l'istanza e procedere alla cancellazione dei contenuti.

 

 

Come tutelarsi

Il provvedimento di deindicizzazione dai motori di ricerca può comportare diverso tempo e intanto la web reputation può comportare diversi danni all'interessato, per questo è necessario agire il prima possibile per far sparire i contenuti lesivi dal web. Esperti legali in tema di deindicizzazione possono offrire ampia assistenza tecnica nel caso in cui dovessero venir meno le finalità al trattamento dei dati, così come le investigazioni informatiche possono scovare contenuti web lesivi della propria immagine e offrirti le prove necessarie per richiederne la cancellazione.

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