A differenza di un privato, l’agenzia investigativa è l’ente giuridicamente preposto a svolgere indagini su uno o più dipendenti, per far valere o difendere in sede giudiziaria un diritto, nel rispetto dei termini disposti dal Garante della Privacy.

Gli adempimenti previsti nel trattamento dei dati personali così come espresso dell’autorizzazione n. 6/2016 del 15 dicembre 2016 dal Garante della Privacy sono profondamente differenti tra l’investigatore e un privato che sia esso soggetto fisico o giuridico.

Il vantaggio di affidarsi ad un investigatore privato
Le agenzie investigative sono infatti sgravate da una serie di obblighi che diversamente renderebbero non producibili e quindi inefficaci gli elementi probatori acquisiti con le videoriprese. Un esempio? Con la sentenza n. 10636 del 2 maggio 2017, la Cassazione ha stabilito che è legittimo il licenziamento per giusta causa intimato a un dipendente in virtù di videoregistrazioni “occulte” effettuate nei locali aziendali durante l’orario di lavoro.

Il caso riguarda la vicenda di un ex-dipendente di un supermercato, licenziato per giusta causa dopo esser stato sorpreso – attraverso le telecamere – a prelevare prodotti del reparto dolciumi del magazzino.

Le telecamere erano state installate da una agenzia investigativa, al solo scopo di sorvegliare un solo ed unico scaffale sul quale erano stati collocati determinati prodotti non affidati ai dipendenti del supermercato ma esclusivamente a personale di agenzie esterne e già oggetto – in precedenza – di comportamenti illeciti.

Ma che succede se un’azienda “fa da sé”, installa dispositivi di controllo non autorizzati e rileva un illecito?

Lo abbiamo chiesto all’avvocato giuslavorista Francesco Antonio La Badessa:

«In questo caso, anche se i dispositivi non sono stati autorizzati, ma certificano comunque un grave illecito penale, nessuno vieta all’azienda di trasmettere le prove raccolte alla Procura della Repubblica per indagini, seppur su fattispecie non per forza connesse con l’ambito giuslavoristico».

Continua l’avvocato: «Prendiamo per esempio l’insider trading (reato di compravendita di asset finanziari da parte di soggetti che hanno avuto accesso a informazioni riservate, ndr): in questo caso l’illecito può essere sia di natura giuslavoristica sia di natura penale. L’utilizzo di dispositivi non autorizzati posti per registrare la commissione di illeciti non consente l’acquisizione di prove da utilizzare nel processo civile o di diritto del lavoro. Ma se l’illecito arreca un danno anche a terzi ed assume connotati tali da entrare nell’ambito di applicazione delle norme penalistiche, le medesime prove inutilizzabili nel processo civile (e giuslavoristico) potranno, al contrario, essere validamente fornite ed offerte a conferma dell’ipotesi delittuosa nel processo penale. Dunque l’attività di videocontrollo svolta illegittimamente (senza cioè le autorizzazioni di cui all’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori) dal privato con lo scopo di ottenere prove per (ad esempio) licenziare il dipendente, è inutilizzabile come prova nel processo giuslavoristico ma, una volta acquisita dalle autorità inquirenti, potrà essere validamente utilizzata da quest’ultima per procedere giudizialmente nei confronti dei soggetti responsabili dell’illecito penale. In altre parole, con la stessa prova, se da un lato non si può essere licenziati, dall’altro si potrebbe essere condannati in sede penale».

In definitiva, il controllo non può mai essere svolto in forme incompatibili con la dignità e il benessere psicofisico del lavoratore e certamente non può svolgersi con modalità ossessive o costrittive. Se la telecamera viene installata solo ed esclusivamente per verificare l’adempimento delle mansioni lavorative da parte del dipendente, questo crea una lesione: «A nessuno piace lavorare sotto pressione con l’occhio del Grande Fratello in testa. D’altra parte, ai sensi dell’articolo 2087 c.c., il datore ha l’obbligo di adottare ogni misura necessaria per la tutela e l’integrità fisica oltre che morale (e quindi la sfera psicofisica) del lavoratore».

In definitiva, fermo restando il rispetto dei limiti sopra evidenziati (art. 4 dello Statuto dei Lavoratori), avvalersi dell’ausilio di un’agenzia investigativa può comunque essere utile a raccogliere prove validamente utilizzabili in tutte le sedi di giudizio.

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