whistleblowerE’ di pochi giorni fa la notizia che due società della Nike, la nota azienda internazionale produttrice di scarpe, sarebbero sotto la lente di ingrandimento della Commissione Europea per presunti aiuti da parte dell’Olanda che – secondo le agenzie – avrebbe fornito a queste società un trattamento fiscale favorevole in cambio di royalties deducibili dalle imposte. 

Il quotidiano Il Sole 24 Ore ha ben spiegato la vicenda, ricordando che i presunti aiuti di Stato concessi dai Paesi Bassi alla Nike erano stati al centro delle rivelazioni dei Paradise Papers già nel novembre 2017: “Dalle carte trafugate da un ignoto whistleblower – si legge nell’articolo – all’interno della società di consulenza Appleby, specializzata nella creazione di società nei paradisi fiscali, era emerso che Nike aveva installato la sua sede europea a Hilversum nel 1999 e che da allora quasi tutte le vendite non statunitensi passano attraverso i Paesi Bassi”. 

Sebbene l’esito della vicenda sarà ancora in fase di valutazione per molto tempo, ancora una volta ci si trova davanti ad una possibile vicenda di corruzione, dai tratti indefiniti, venuta a galla grazie alle rilevazioni un dipendente “ben accorto”. La legge oggi lo definisce “whistleblower”. 

Ma chi è il whistleblower? E come viene tutelato dalla legge? 

In questo nuovo articolo settimanale di Phersei cercheremo di rispondere alle vostre domande cercando di spiegarvi come viene difeso il “soffiatore di fischetto” che è la traduzione letterale del termine whistleblower.

Egli è colui che, all’interno di una azienda pubblica o privata, denuncia e rivela le irregolarità, la frode o il pericolo serio di corruzione. La sua denuncia è fatta solo a fin di bene allo scopo di tutelare il bene pubblico, quello della stessa azienda e degli altri dipendenti. 

Il soffiatore non solo è capace di osservare e rivelare con trasparenza e determinazione l’infedeltà altrui ma con coraggio egli affronta una situazione difficile, rischiando atti di ritorsione personali e professionali. Ed è per questo che anche in Italia non molto tempo fa si è ritenuto necessario istituire uno strumento legislativo in grado di tutelare questi dipendenti.  

Già con Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, risalente al 2003, e la  Convenzione del Consiglio d’Europa sulla corruzione l’Italia aveva riconosciuto questa figura ma con le linee Guida pubblicate dall’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) nel 2015 si è cercato di tutelare maggiormente i dipendenti, incoraggiandoli anche a denunciare. 

E’ solo poi nel 2017, con la legge 291, che sono stati definiti strumenti atti a difendere il whistleblower.

Le sue segnalazioni non possono essere anonime ma è vietato rivelare la sua identità così da tutelarlo, anche se il segreto verrà inevitabilmente a cadere nel caso in cui la procura coinvolta riterrà fondate le accuse al punto da aprire un’inchiesta. 

Pochi mesi fa, infine, con la delibera n. 1033 del 30 Ottobre 2018 è stato emanato il Regolamento dell’ANAC sull’esercizio del potere sanzionatorio in materia di tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro. 

Il nuovo regolamento, che pone fine a tutta una serie di pregiudizi ed manchevolezze delle precedenti leggi, stabilisce che non solo il dipendente che denuncia non può essere sanzionato ma definisce anche che non può subire misure discriminatorie aventi effetti negativi sulle condizioni di lavoro. 

Nel caso, infatti, in cui il datore di lavoro operi in malafede sanzionando il dipendente, egli potrebbe andare incontro ad una sanzione pecuniaria che può andare da 5 mila a 30 mila euro ed arrivare sino a 50 mila euro nel caso venga accertato il mancato svolgimento di attività di analisi e verifica delle segnalazioni ricevute. 

Inoltre, si prevede il reintegro nel posto di lavoro per chi sia stato già licenziato. 

In America, addirittura, è stato istituito il giorno del Whistleblower. E’ il 30 luglio e viene definito come la Giornata nazionale dei soffiatori. Questa figura, infatti, ha svolto un ruolo fondamentale nel difendere la democrazia americana e nell’eliminare frodi e abusi per questo è ben ricordato e celebrato dalle istituzioni. 

Ma il whistleblower può effettuare da solo delle investigazioni all’interno dell’azienda?

La risposta a questa domanda è NO. E lo scorso luglio è arrivata anche la conferma da parte della Corte di Cassazione con la sentenza 26 luglio 2018, n. 35792 che così si è espressa: “il whistleblower non è autorizzato a effettuare improprie attività investigative ai fini della segnalazione”.

Il ricorso alle autorità predisposte o l’affidamento a società di investigazioni esterne è comunque ritenuto fondamentale. Pertanto, sebbene la legge tuteli il whistleblower, il soggetto non può intraprendere attività investigative improprie in relazione al fatto segnalato.

 

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