Internet è il tessuto virtuale dove chiunque al mondo può diffondere e trovare contenuti di varia natura, che possono essere lesivi per il buon nome di persone o aziende.

Il 14 maggio 2014, la Corte di Giustizia europea ha stabilito che ogni cittadino ha il diritto all’oblìo, cioè il diritto di chiedere direttamente ai motori di ricerca la de-indicizzazione di contenuti online che li riguardino.

Come garantito anche dal GDPR – in vigore dal 25 maggio scorso – se i dati personali vengono utilizzati illecitamente, si può fare richiesta di cancellazione.

Da un altro punto di vista, il diritto all’oblìo è il diritto di un individuo a essere dimenticato, ovvero a non essere più ricordato per fatti che in passato sono stati oggetto di cronaca.

Tuttavia, quando si tratta di personaggi pubblici, all’oblìo si contrappone il diritto di cronaca, ossia il diritto di pubblicare quello che è collegato a fatti e avvenimenti di interesse pubblico.

Quindi, come non va diffuso il fatto senza un reale interesse pubblico, così non va riproposta una vecchia notizia (lesiva) quando ciò non sia più rispondente a un’attuale esigenza informativa.

Sempre più persone si rivolgono a un’agenzia investigativa per far rimuovere quei contenuti ritenuti lesivi della propria persona o della propria azienda a tutela della web reputation

Gli investigatori privati procedono innanzitutto all’individuazione di tali contenuti; dopodiché vengono condivise le informazioni online reputate indesiderate sotto l’aspetto reputazionale e vengono selezionati i contenuti negativi. A questo punto, si dà il via alle procedure di rimozione, con un monitoraggio continuo dei risultati, fino al compimento totale del processo.

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: