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CEO fraud: cos’è, come riconoscerla e come difendersi dalla truffa del CEO

CEO fraud
| Luca Lampis | Investigazioni Aziendali

Un messaggio apparentemente inviato dall’amministratore delegato chiede un bonifico urgente, riservato e fuori procedura. Il mittente conosce nomi, ruoli, fornitori e operazioni in corso. A volte scrive da un indirizzo quasi identico a quello aziendale; in altri casi utilizza una casella realmente compromessa. È lo schema della CEO fraud, chiamata anche truffa del CEO, truffa del capo o Business Email Compromise (BEC).

La CEO fraud è una forma di ingegneria sociale che induce un dipendente, spesso dell’amministrazione o della finanza, a trasferire denaro, modificare un IBAN o condividere informazioni riservate. Il punto debole non è sempre il sistema informatico: è il processo decisionale, manipolato attraverso autorità, urgenza e segretezza.

L’FBI considera il BEC uno dei crimini online con il maggiore impatto economico. La Banca d’Italia osserva inoltre che queste truffe possono superare i normali controlli perché è la stessa vittima, convinta della legittimità della richiesta, ad autorizzare l’operazione.

Cos’è la CEO fraud e perché è diversa dal phishing

Per difendersi occorre distinguere la CEO fraud dalle minacce affini. Le tecniche possono sovrapporsi, ma cambiano il livello di personalizzazione, il bersaglio e l’obiettivo.

Minaccia Come funziona Obiettivo
Phishing Messaggi inviati a molti destinatari Rubare credenziali o installare malware
Spear phishing Messaggio costruito su una persona specifica Ottenere accesso, dati o denaro
Whaling Attacco rivolto a dirigenti e figure apicali Compromettere account o informazioni strategiche
CEO fraud Impersonificazione di CEO, CFO o consulenti autorevoli Indurre pagamenti o comunicazioni riservate
Invoice fraud Un falso fornitore comunica un nuovo IBAN Dirottare il pagamento di fatture reali

Perché la truffa del falso CEO è credibile

L’attaccante può svolgere una fase di ricognizione OSINT, consultando il sito aziendale, LinkedIn, organigrammi, comunicati stampa, trasferte, nuove assunzioni e rapporti con fornitori. Se compromette una casella email, può osservare conversazioni, scadenze, firme e stile comunicativo.

La richiesta viene quindi inserita in un contesto plausibile: un’acquisizione, una verifica fiscale, una consulenza legale o una trattativa internazionale. Sembra eccezionale, ma non impossibile.

Europol evidenzia che questi attacchi sono spesso preceduti da un’attenta analisi dell’organizzazione, delle gerarchie e delle persone autorizzate a effettuare operazioni finanziarie.

Come funziona un attacco CEO fraud

La truffa segue generalmente una sequenza precisa. Conoscerla aiuta a interromperla prima che venga eseguito il trasferimento.

1. Raccolta di informazioni

I criminali identificano chi dispone i pagamenti, chi li approva e chi ha rapporti diretti con i vertici. I bersagli più esposti sono normalmente:

  • contabilità;

  • tesoreria;

  • procurement;

  • amministrazione;

  • risorse umane;

  • assistenti di direzione;

  • filiali lontane dal management centrale.

2. Impersonificazione

L’identità del dirigente può essere imitata attraverso:

  • display name spoofing, utilizzando il nome corretto ma un indirizzo esterno;

  • domini lookalike, modificati di una sola lettera;

  • spoofing del dominio, falsificando il mittente visibile;

  • account takeover, usando una casella autentica compromessa;

  • telefonate, SMS, WhatsApp o sistemi di imitazione vocale.

Nome, firma e dettagli interni non provano quindi l’autenticità della comunicazione. Microsoft conferma che anche utenti preparati possono avere difficoltà a distinguere un messaggio reale da uno proveniente da un mittente falsificato.

3. Urgenza e deroga alle procedure

Il falso CEO chiede riservatezza, vieta di coinvolgere altri colleghi e impone tempi stretti. Espressioni come “sono in riunione”, “non posso parlare”, “la società conta su di te” o “l’operazione deve chiudersi oggi” servono a impedire una verifica indipendente.

La pressione psicologica sfrutta il timore di contraddire un superiore e il desiderio del dipendente di dimostrare affidabilità ed efficienza.

4. Trasferimento dei fondi

Il denaro raggiunge conti controllati direttamente dai criminali oppure intestati a un money mule, un soggetto utilizzato per ricevere e trasferire il denaro. I fondi vengono poi spostati rapidamente tra conti e giurisdizioni differenti.

Per questo la tempestività della segnalazione alla banca e alle autorità è decisiva.

Come riconoscere una CEO fraud

Nessun indizio, preso singolarmente, dimostra la presenza di una frode. La comparsa contemporanea di più anomalie deve però bloccare il pagamento e attivare una verifica.

Segnale Perché è sospetto
Richiesta urgente e inattesa Riduce il tempo disponibile per ragionare
Obbligo di segretezza Impedisce il confronto con altri responsabili
Bonifico fuori procedura Elude doppia autorizzazione e separazione dei ruoli
Nuovo IBAN o conto estero Può dirottare un pagamento reale
Mittente quasi identico Può trattarsi di un dominio lookalike
CEO che usa un indirizzo personale Sposta il dialogo fuori dai sistemi aziendali
Richiesta di gift card, codici o dati fiscali È una variante frequente del BEC
Invito a continuare su WhatsApp o SMS Sottrae la conversazione ai controlli email

Un’email autentica può essere fraudolenta?

Sì. Se l’account del dirigente o del fornitore è compromesso, il messaggio può provenire dalla casella reale e inserirsi in una conversazione esistente.

In questo scenario SPF, DKIM e DMARC possono risultare corretti. I criminali possono monitorare uno scambio di email e intervenire proprio quando deve essere pagata una fattura, comunicando coordinate bancarie differenti.

La verifica non deve pertanto limitarsi all’indirizzo del mittente. La richiesta deve essere confermata mediante un canale indipendente e già conosciuto.

CEO fraud: come difendersi con persone, processi e tecnologia

La protezione più efficace è multilivello.

Nessun filtro sostituisce una procedura finanziaria robusta; affidarsi soltanto all’attenzione dei dipendenti espone invece l’organizzazione all’errore umano.

Procedure di pagamento inderogabili

Le misure organizzative prioritarie sono:

  1. Doppia autorizzazione per i bonifici oltre una determinata soglia.

  2. Verifica telefonica di ogni nuovo IBAN, utilizzando un numero già registrato.

  3. Separazione tra chi inserisce, chi approva e chi esegue il pagamento.

  4. Divieto di autorizzare operazioni sulla base della sola email.

  5. Controllo rafforzato sulle modifiche alle coordinate bancarie.

  6. Registrazione formale delle eccezioni e delle relative motivazioni.

La regola deve valere anche per CEO e CFO: un’emergenza reale non dovrebbe annullare i controlli che proteggono l’impresa.

Sicurezza delle email e degli account

Sul piano tecnico è opportuno:

  • proteggere gli account con autenticazione multifattore;

  • monitorare accessi anomali e sessioni sospette;

  • controllare la creazione di regole automatiche di inoltro;

  • configurare correttamente SPF, DKIM e DMARC;

  • attivare sistemi anti-spoofing;

  • proteggere dall’impersonificazione gli account dei dirigenti;

  • monitorare domini simili a quello aziendale.

Questi strumenti riducono il rischio, ma non fermano tutte le varianti, soprattutto quando viene utilizzato un account legittimo compromesso.

Formazione e cultura aziendale

La formazione deve utilizzare esempi vicini ai processi reali, simulazioni periodiche e canali semplici di segnalazione. Il principio da comunicare è chiaro: verificare una richiesta anomala non è insubordinazione.

Un programma di fraud management efficace collega controlli finanziari, cybersecurity, formazione e gestione dell’incidente, evitando che le frodi aziendali siano considerate un problema esclusivo dell’IT.

Cosa fare davanti a una richiesta sospetta o dopo il bonifico

La risposta dipende dal momento in cui viene scoperto il tentativo.

In ogni caso, messaggi e tracce digitali non devono essere cancellati.

Se il pagamento non è stato eseguito

  • Non rispondere al mittente.

  • Non utilizzare i recapiti contenuti nel messaggio.

  • Contattare il dirigente o il fornitore tramite un numero già noto.

  • Coinvolgere sicurezza IT, amministrazione e management.

  • Conservare email originale, header, allegati, numeri e chat.

  • Verificare se altri dipendenti hanno ricevuto richieste simili.

  • Controllare accessi, sessioni e regole di posta degli account coinvolti.

Se il bonifico è già partito

Bisogna contattare immediatamente la banca, chiedere il richiamo del bonifico e l’attivazione dell’istituto finanziario ricevente. La velocità può aumentare le possibilità di bloccare i fondi prima che vengano trasferiti altrove.

In parallelo occorre:

  1. presentare denuncia e coinvolgere la Polizia Postale;

  2. attivare il consulente legale, l’assicurazione cyber e i responsabili interni;

  3. proteggere gli account sospetti senza distruggere le prove;

  4. ricostruire la timeline dell’accaduto;

  5. informare eventuali fornitori o clienti esposti;

  6. valutare gli obblighi privacy e le procedure di incident response.

Perché preservare le prove digitali

Screenshot e stampe possono essere utili, ma non sostituiscono l’acquisizione tecnica di email, intestazioni, log, dispositivi e account.

La Digital Forensics può verificare spoofing, accessi abusivi, regole occulte, cancellazione di messaggi e compromissioni degli account, preservando integrità e tracciabilità delle evidenze. Una corretta acquisizione è particolarmente importante quando il materiale deve essere utilizzato in un procedimento giudiziario.

Quando coinvolgere specialisti investigativi

Il supporto specialistico è particolarmente utile quando il pagamento è avvenuto, l’account potrebbe essere compromesso, sono coinvolti più soggetti oppure servono elementi utilizzabili in sede giudiziaria.

L’attività investigativa può affiancare quella tecnica nella ricostruzione di responsabilità, flussi finanziari, identità digitali e collegamenti tra account, domini e soggetti.

Phersei integra investigazioni aziendali e informatiche con competenze di Digital Forensics, orientando la raccolta verso evidenze tecnicamente solide e documentabili.

Domande frequenti sulla CEO fraud

Le domande più comuni riguardano la dimensione dell’azienda, l’efficacia dei controlli e le modalità corrette di verifica.

La CEO fraud colpisce solo le grandi aziende?

No. Le PMI possono essere esposte perché hanno procedure meno formalizzate, ruoli sovrapposti e rapporti diretti basati sulla fiducia. Anche un singolo pagamento fraudolento può incidere in modo rilevante sulla liquidità aziendale.

DMARC e autenticazione a due fattori bastano?

No. DMARC riduce lo spoofing del dominio e l’autenticazione multifattore protegge gli account, ma restano possibili domini simili, compromissioni di fornitori e manipolazioni tramite telefono o messaggistica.

Servono sempre verifica indipendente, separazione delle responsabilità e doppia autorizzazione.

Come verificare una richiesta di pagamento?

Deve essere utilizzato un recapito già presente nella rubrica aziendale, nel contratto o nell’anagrafica del fornitore.

Chiamare il numero indicato nella stessa email sospetta significa chiedere conferma al possibile truffatore.

Conclusione

Difendersi dalla CEO fraud significa impedire che una sola email, telefonata o chat possa autorizzare un trasferimento.

La combinazione più solida comprende procedure finanziarie inderogabili, verifica su un canale indipendente, protezione degli account, formazione mirata e capacità di risposta investigativa.

Quando emerge un sospetto, occorre fermare il pagamento, avvisare la banca, preservare le evidenze e ricostruire l’accaduto. Pochi minuti di verifica possono evitare una perdita; dopo l’incidente, la qualità delle prove può determinare la possibilità di individuare le responsabilità e tutelare concretamente l’azienda.

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